Le implacabili immagini, rilanciate oggi dai Tg, del cardinale Pell, condannato a sei anni di reclusione, nonostante molti indizi sfavorevoli alla condanna, fanno riflettere. E se fosse innocente, proprio lui che voleva mettere ordine nei conti finanziari vaticani? A me pare che lo sia. Ad ogni modo, il linciaggio mediatico dimostra, casomai ce ne fosse bisogno, che facilmente la macchina giudiziaria può distruggere la moralità di un uomo di Chiesa, anche quando c’è margine di innocenza. Pell si dichiara innocente, in modo del tutto diverso dall’altro cardinale, Mc Carrick, che ha contro di sé prove schiaccianti, nonostante talune clamorose complicità vaticane. Condivido la posizione di Marco Tosatti, che ne difende l’innocenza.

Il tempo scorre sempre più velocemente. Aumenta il dolore del “piccolo resto” che non riconosce nel cardinale Bergoglio il Romano Pontefice. Sono passati sei dolorosi anni dalle dimissioni di Benedetto XVI e dal conclave invalido che ne è seguito, da cui è uscito eletto un falso papa, aggravato da una scomunica latae sententiae. La Chiesa è nel caos più profondo, ovunque regna la paura. Il pensiero eretico, dal tempo del Concilio Vaticano II, tenuto a bada in qualunque modo, è ora dappertutto trionfante.
La profetica e sofferta denuncia di una situazione anomala e invalidante, con due papi (di cui uno solo può essere Pietro, fondamento dell’unità ecclesiale), non è riuscita a produrre la presa di coscienza dei fedeli. Anzi, la maggior parte vive nell’ignoranza, soltanto coinvolta emotivamente da Bergoglio, grazie anche alla complicità dei preti silenti, mentre con un autentico sistema poliziesco, i “dissidenti”, ieri lasciati liberi di crocifiggere Ratzinger, oggi vengono perseguitati moralmente.
Non c’è dubbio che si sta attuando il terzo segreto di Fatima, con l’abominio della desolazione di cui aveva parlato più volte il cardinale Ratzinger.
Lo sbandamento aumenta quando si considera che la resistenza cattolica, in postazione d’avanguardia, ha atteso a lungo un “segnale” da parte di Benedetto XVI, che non è pervenuto.
Ho visto ieri una foto del papa. E’ invecchiato, ma non ha il volto sereno. Si vede che la vecchiaia che avanza inesorabilmente è accompagnata da un intimo travaglio.
Così, tutto potrebbe far pensare che siamo alla disfatta, e che realmente lo spirito cattolico, con il falso governo bergogliano, abbia vinto.
E invece è proprio adesso che cominciano a germogliare i segni della vittoria del Cuore immacolato di Maria, che condurrà alla disfatta della falsa chiesa, e al ripristino di quello spirito cattolico che, da poco più di un cinquantennio, è lentamente pervenuto all’agonia. Solo quando sembrerà tutto perduto, la Santa Vergine, come ha promesso a Rue du Bac e nei messaggi a don Stefano Gobbi, interverrà.
Era tutto previsto. Si tratta di quella prova finale della Chiesa, di cui parla il Catechismo, che però assegna a tale prova, attenzione bene, un dinamismo pasquale. Come Gesù Cristo è pervenuto alla vittoria della risurrezione passando prima dalle tenebre del Venerdì santo, così è per la sua sposa, la Chiesa. Dice il numero 677: “la Chiesa non entrerà nella gloria del Regno che attraverso quest’ultima pasqua, nella quale seguirà il suo Signore nella sua morte e risurrezione. Il Regno non si compirà dunque attraverso un trionfo storico della Chiesa secondo un progresso ascendente, ma attraverso una vittoria di Dio sullo scatenarsi ultimo del male”.
Così, la Chiesa comincia proprio ora, che vive il senso di una pesante sconfitta, come quella di Gesù in croce, a respirare la vittoria. Il trionfo del cattolicesimo romano è garantito da Dio stesso. Dobbiamo, dunque, noi del “piccolo resto” aver gioia interiore e certezza di vittoria.
Sì, miei cari. Ci attende il mattino di Pasqua. Tante volte ho detto, in passato, che il trionfo del Cuore immacolato di Maria, e perciò anche della Chiesa, non sarebbe giunto secondo le aspettative umane, ma attraverso il mistero della croce.
Benedetto XVI lentamente si avvia verso il tramonto.
Il suo itinerario, così insolito e sofferto, prepara, quasi fosse un precursore, l’arrivo del suo immediato successore.
Sì, un papa è andato via in elicottero. E’ solo questione di tempo. Il suo successore tornerà a governare la Chiesa.
Costui sarà il papa di fuoco, la roccia petrina, il leone che ruggisce contro i tanti nemici, di lui si servirà la Santa Vergine per liberare Roma dall’impostura e per scacciare satana dalla Chiesa.
Già in passato, nella vita della Chiesa, un singolo papa, santo e coraggioso, ha potuto salvare la barca di Pietro dalle tempeste della storia.
Gregorio Magno nel VI secolo è considerato il papa che, da solo, ha salvato il cattolicesimo romano dal suo lento declino, ridandogli vigore ed entusiasmo. E così Pio V nel XVI secolo, da solo, ha salvato la Chiesa dall’invasione islamica, con la forza del rosario e una grande devozione a Maria. Ancora nel secolo scorso, agli albori, Pio X, da solo, ha preservato la Chiesa dall’affronto modernista. Ma ci sono anche molti altri esempi.
L’immagine classica di papa Leone Magno che fronteggia, senza paura, il tiranno Attila, costringendolo alla ritirata, è quanto mai attuale.
Benedetto XVI, spegnendosi, sta preparando la via al suo successore.
Egli, come papa Leone Magno, inviato dalla Madonna stessa, caccerà via satana e ripristinerà la fede dei padri.
Quando ciò accadrà? Dio solo lo sa, noi preghiamo e attendiamo fiduciosi…

don Minutella