QUALE SCENARIO?

Dunque, verso dove potrà condurre questa falsa rivalutazione di Lutero? Un’alterazione della verità storica con pochi precedenti nel pensiero infracristiano. Dove approderà questo inusuale entusiasmo cattolico dei neoluterani? E’ questa, forse, la direzione imboccata dal Concilio Vaticano II, e più ancora dalla riflessione teologica postconciliare? Cos’è veramente l’ecumenismo? In che senso questo revisionismo su Lutero può giovare alla Chiesa cattolica? E ancora, siamo certi che l’ecumenismo non sia divenuto, nel frattempo, ideologia ecumenista, che è poi un’appendice, niente affatto pacifica, del progetto di un nuovo ordine mondiale? Infine, il neoluteranesimo, che si aggrega con le altre due correnti apostate in circolo (neoarianesimo e neomodernismo), quale futuro avrà? Lutero è veramente il riformatore santo (Bergoglio), il nuovo Francesco d’Assisi (Kasper), un modello cui ispirarsi da cattolici? Oppure ha ragione la critica storica dei secoli passati, anche luterana, che lo descrive come uomo rozzo, violento, aggressivo, ubriaco e, infine, suicida? Sarà ancora valida la perentoria dichiarazione di san Pio X che, nella Pascendi, affermava sul conto del protestantesimo che esso “è la somma di tutte le eresie che furono prima di esso, che sono state dopo e che potranno nascere ancora a fare strage delle anime”? Oppure occorre ancora inchinarsi dinanzi ai proclami irenici di una superchiesa cristiana, dove quella cattolica rinuncia per sempre alla propria identità?
Ancora di recente, il cardinale Gerhard Müller ha messo in guardia i cattolici da una certa “deriva protestante”. Che ci sia il rischio, molto concreto, che Roma capitoli di fronte alle sirene neoluterane, lo aveva già affermato, qualche anno fa, anche l’allora cardinale Ratzinger: “chi oggi parla di protestantizzazione della Chiesa cattolica, intende in genere con questa espressione un mutamento nella concezione di fondo della Chiesa, un’altra visione del rapporto fra Chiesa e vangelo. Il pericolo di una tale trasformazione sussiste realmente; non è solo uno spauracchio agitato in qualche ambiente integrista”.
L’ecumenismo non è del tutto da rigettare, almeno nel senso di un tentativo di ricondurre alla Chiesa cattolica sia i fratelli separati d’Oriente, con i quali le affinità sono più delle divisioni, sia con i fratelli scismatici d’Occidente, in primis i protestanti. Questo andrà chiarito con ogni urgenza, da parte di un successore di papa Benedetto XVI, che contrasti la falsa chiesa, capeggiata in questo momento da un papa invalidamente eletto. Egli dovrà ribadire la dottrina classica della Chiesa a riguardo, senza cedere alla novità, niente affatto legittima del Vaticano II, e su cui in fondo monsignor Lefebvre aveva visto bene. Ecumenismo, come anche sosteneva con forza san Massimiliano Maria Kolbe, è pregare e lavorare perché i fratelli separati tornino all’unico ovile, all’unica vera Chiesa, che è quella cattolica, non livellare la Chiesa cattolica alle altre. Non c’è e non può esserci alcun’altra forma di ecumenismo, meno che meno quello consacrato dallo spirito conciliare del ’65.
Mi ha sempre particolarmente colpito la reazione, negli anni ’80, in pieno clima ecumenico, del veggente di Tre Fontane, Bruno Cornacchiola. Egli che era stato un militante della Riforma, che voleva uccidere il papa, che osannava la rivoluzione contro la Chiesa di Roma, è stato convertito dalla Santa Vergine, con quelle celebri parole: “tu mi perseguiti, ora basta!”, invitandolo così a entrare nella vera Chiesa che la celeste Regina definisce “Ovile santo, Corte celeste in terra”. Il messaggio completo fu: “tu mi perseguiti, rientra nell’Ovile santo, Corte celeste in terra, dove regnano i tre Punti bianchi della pace e dell’unità d’amore: L’Eucaristia, l’Immacolata Madre della Chiesa e il Papa Pietro, la Santità del Padre. E’ la Chiesa della redenzione e della santificazione, la Chiesa di Gesù Cristo mio diletto Figlio”.
Quando leggeva dei proclami irenici del papa a dialogare con le chiese separate, Cornacchiola si stupiva e amareggiato esclamava: “perché mai la Santa Vergine m’ha condotto alla Chiesa cattolica se poi tutte le chiese paiono oggi risultare uguali?”.
C’è, dunque, un vero ecumenismo, e ce n’è uno falso. Il primo vuole ricondurre le chiese separate nell’unica Chiesa, che è quella fondata da Cristo, la Chiesa cattolica, e del resto la parola oikoumène indica la parte già abitata della terra, e dunque già nell’etimologia è contenuto il significato autentico dell’ecumenismo. Oggi questo ecumenismo autentico è pressoché scomparso e laddove sopravvive è bollato come roba superata, con odore di fondamentalismo cattolico.
Quel che avanza, invece, è un falso ecumenismo, che vuole livellare la Chiesa cattolica alle chiese separate, ed è questo il terreno su cui trova pascolo abbondante l’eresia neoluterana. E questo è del tutto inaccettabile sul piano teologico, dal momento che il ministero petrino è fondamento visibile dell’unità ecclesiale, così che rifiutarlo significa negare una verità di fede; d’altra parte, il progetto di un ecumenismo che voglia livellare sullo stesso piano le varie chiese è un progetto inattuabile perché non corrisponde al disegno di Dio, che ha fondato una sola Chiesa, quella cattolica. Come ha potuto sorgere questo falso ecumenismo non è semplice da determinare, ma non siamo lontani dal vero se diciamo che esso affonda le sue origini nei primi disegni massonici di invadere la Chiesa di Roma e di distruggerla dall’interno. Da più di cinquant’anni, assistiamo a continui e veri golpe massonici, che vanno dalla manipolazione del Concilio Vaticano II all’usurpazione odierna del trono di Pietro, con le dimissioni forzate di Benedetto XVI. Proporre Lutero come modello per le masse cattoliche è un’operazione degna dei peggiori regimi totalitari. Ed è anche una manipolazione del movimento ecumenico, sorto tra le due grandi guerre. Non può esserci autentico ecumenismo senza verità storica.
Negli anni Trenta del secolo scorso erano nati diversi movimenti tra cui l’International Missionary Council (Consiglio missionario internazionale), il movimento Faith and Order (Fede e costituzione), il movimento Life and Work (Vita e azione, detto anche Cristianesimo pratico), che, sempre in ambito protestante, si proposero di favorire l’ecumenismo rispettivamente nei campi dell’evangelizzazione, in quelli teologico e dottrinale, e in quelli della vita pratica e delle problematiche sociali. Allo stesso periodo risalgono sia un’importante esperienza di dialogo tra la chiesa cattolica e quella anglicana, le cosiddette Conversazioni di Malines (1921-1925), che l’inizio di un movimento di accostamento dell’ortodossia alle Chiese protestanti.
Dopo la Seconda Guerra mondiale, questi fermenti trovarono una prima realizzazione nella conferenza di Amsterdam (1948), a cui parteciparono diverse chiese protestanti e ortodosse e durante la quale Faith and Order e Life and Work decisero formalmente di fondersi nel CEC (Consiglio ecumenico delle chiese), organismo che ha sede a Ginevra e promuove da allora periodiche Assemblee generali ogni 6-7 anni. Oggi il CEC (che è noto anche come Consiglio mondiale delle Chiese e che – a seconda della lingua – viene identificato anche con diverse altre sigle come WCC, COE) include 350 Chiese: la maggior parte delle Chiese ortodosse, la Comunione anglicana, numerose Chiese protestanti, alcune battiste, molte luterane, metodiste e riformate, alcune Chiese pentecostali, alcune vetero cattoliche e un vasto campione di Chiese indipendenti. La Chiesa cattolica ne fa parte come osservatrice.
Ma il lavoro è tutto da rifare, occorre una virata coraggiosa, che deve partire dal centro della fede cristiana, che è Roma, e più esattamente dalla sede di Pietro. Potrà questo accadere? È senz’altro auspicabile, e dovrà del resto accordarsi con una revisione generale degli orientamenti pastorali del Concilio Vaticano II, che ha promosso e incoraggiato un ecumenismo falso.
Non sarà possibile appellarsi al monito evangelico di Gv 17,21: “ut unum sint” (“siano una cosa sola”), se non nel senso di un unico ovile sotto un unico pastore. E l’ovile è la Chiesa cattolica, e il pastore è il Romano Pontefice.
La critica al Concilio è pressoché boicottata, e viene fatta passare come rigurgito del mondo tradizionalista. Ma è una manovra destinata a fallire. In realtà, il Concilio, come ha avuto modo di dire von Balthasar, ha avuto un approccio dilettantistico e una visione ricca di un entusiasmo ingenuo. Decidere di renderlo un Concilio pastorale e non dogmatico, sempre secondo von Balthasar, è significato svuotarlo di senso. E tuttavia, a ben vedere, questo ammanco è oggi una chance. Proprio perché quelli del Concilio non sono dogmi di fede, anche se il progressismo teologico, capeggiato da Karl Rahner, ne ha fatto una sorta di intangibile bottino di nuove verità, può consentire, con una certa serenità, di rivedere gli orientamenti che ne sono emersi e casomai di correggerli.
Nella mia prolungata azione pastorale di denuncia dell’impostura odierna, ripeto sovente che la falsa chiesa, che oggi occupa la sede apostolica, è caratterizzata da tre grandi eresie, che sono il neoarianesimo, il neoluteranesimo e il neomodernismo.
Queste derive eretiche, a ben vedere, sono il frutto del relativismo dogmatico che ha caratterizzato l’ultimo Concilio.
Gli orientamenti pastorali, portati avanti in nome dell’aggiornamento, hanno distrutto le certezze di fede su cui l’edificio cattolico si è sempre fondato.
L’apertura al mondo e il dialogo con esso, la riforma liturgica con la nascita di una nuova messa e una nuova liturgia, il dialogo interreligioso e l’ecumenismo, sono le nuove autostrade su cui continuano a sfrecciare, ignari del pericolo, i teologi relativisti e progressisti del nostro tempo. Ma ormai da tempo è evidente che, prima o poi, queste percorrenze verranno rese inaccessibili. Ci vorrà un papa coraggioso, deciso, che non fugge di fronte ai lupi e che, come è accaduto sovente nella storia della Chiesa, ristabilisce le sorti del cattolicesimo romano. Dopo la stagione di san Gregorio Magno, o quella di san Pio V, o ancora quella di san Pio X, si approssima, a mio avviso, quella di un nuovo papa, forse nuovamente scelto dal basso, dal popolo di Dio, che ripristini l’identità cattolica, operando una revisione complessiva della fede cattolica, dopo i guasti degli orientamenti conciliari, niente affatto irrinunciabili.
Allora e solo in quel momento, Lutero tornerà a essere ridimensionato e collocato, come merita, nel suo posto, quello che lui stesso si è scelto, il posto di uno dei più agguerriti e aggressivi nemici della Chiesa cattolica. Con buona pace dei neoluterani, dei quali si parlerà presto come di gente priva di buon senso.

Don Minutella