CORDULA, IL CASO SERIO. IL RISULTATO ULTIMO DEL CONCILIO
(anticipazione del libro in uscita: “Hans Urs von Balthasar. Il profeta, il mistico, il teologo”).

In un volumetto tra i più celebri di von Balthasar, dal titolo Cordula ovverosia il caso serio, pubblicato per la prima volta, in tedesco, all’indomani del Concilio (1966), troviamo una sintesi del giudizio finale del teologo elvetico a riguardo dell’assise conciliare.
E’ stato un Concilio che potrà dare frutti nella Chiesa? Egli afferma che ciò è possibile, ma Cordula – la giovane vergine che, per sfuggire al martirio si è nascosta sotto la neve – “deve affrettarsi per non perdere tale possibilità”. Cordula è la Chiesa del Concilio che è fuggita dalla testimonianza della fede e si è rifugiata sotto il tema complesso e a tratti ambiguo del dialogo con il mondo. E, dunque, come la Chiesa del post Concilio dovrà ora presentarsi al mondo? E’ cambiato qualcosa rispetto al passato? Afferma von Balthasar: “se si domanda qual è il risultato ultimo dell’ultimo concilio (ed il risultato dipende anche da noi) esso dovrebbe essere il seguente. Lo abbiamo già detto: esposizione inerme della Chiesa al mondo”. Così, realmente, di fronte all’entusiasmo incontrollato che cominciava a circolare nella Chiesa, e che presto si sarebbe tradotto in delusione, von Balthasar profeticamente ribadiva che la Chiesa è inerme dinanzi al mondo, perché vive del mistero della croce.
Il martirio non smetterà di essere il distintivo cristiano, perché la croce pone il mondo di fronte ad una sfida dal sapore metafisico. Inoltre, il tema del peccato e quello della redenzione pone una dialettica che, nonostante i proclami di pace e di tolleranza, rimarrà fino al ritorno ultimo di Cristo. Sempre ci dovrà essere spazio, per la Chiesa e ora anche nella Chiesa, per l’agonismo della fede, la resistenza nella verità (in greco hypomoné), la disponibilità al sacrificio. La Chiesa al Concilio non ha eliminato il tema della penitenza e della mortificazione. Non ha assunto una nuova spiritualità che, poniamo, sia priva della croce. La Chiesa cattolica si è confrontata con il mondo, ma non ha potuto decidere che il dialogo con esso abbia potuto sostituire la bandiera della croce con quella bianca della resa.
Von Balthasar ha avuto chiaro, fin da subito, che il regista del cambiamento paradigmatico della Chiesa, era Karl Rahner, da lui conosciuto e con il quale, come vedremo più avanti, romperà i rapporti. Gli veniva ora addebitato l’errore di averlo provocato ripetutamente. Von Balthasar deve difendersi anche da questa illazione: “alcuni mi hanno chiesto con rammarico se fosse veramente necessario attaccare un uomo tanto celebre come Karl Rahner”. Egli dice di averlo in passato persino difeso ma che ora, di fronte alle derive del suo pensiero, doveva necessariamente alzare la voce per metterne in guardia. Von Balthasar arriva a sostenere che sembra ormai esistano “diversi Karl Rahner”. Evidentemente riferendosi al fatto che, sotto la sua regia, ogni novità, talora stravagante, introdotta nella Chiesa del post Concilio, riceveva autorità se la si faceva passare sotto il suo nome. Rahner sembra debba fare ormai “la parte dell’esorcista che non è riuscito a scacciare dai suoi discepoli gli spiriti che scongiurava”.
Le linee del pensiero di Karl Rahner sono, secondo von Balthasar, ambigue e arbitrarie e, quel che è più preoccupante, sono in direzione di un alleggerimento del dogma che, in alcun modo, aiuterà la Chiesa. E, in fondo, perché concentrarsi così su Rahner? Von Balthasar risponde con la più ovvia delle ragioni, e cioè che “le riflessioni e i pensieri di Rahner hanno risonanza mondiale”.
In definitiva, fin dove si deciderà di assecondare il pensiero di Rahner, la Chiesa potrà rischiare di approdare ad un “neo-cattolicesimo”. Per scongiurare questo rischio, von Balthasar si è speso per offrire un modello di teologia fedele alla Tradizione. L’analisi si fa sempre più drammatica, col passare degli anni: “è un segnale d’allarme, la situazione della Chiesa è oggi sanguinosamente seria. Stiamo vivendo attualmente uno di quei momenti in cui, con la mano libera di progettare tutti i possibili cristianesimi, siamo sul punto di perdere ogni continuità con ciò che finora è stato definito come cristianesimo, e forse faremmo meglio a cambiare il marchio di fabbrica”.
Cambiare il marchio di fabbrica! Proposta radicale, che deve servire a salvare la Chiesa cattolica da un neocattolicesimo, privo di dogmi e del tutto trasformato in impegno sociale, e da un apparentamento con il luteranesimo. Se non si opererà per un risanamento, presto la Chiesa potrebbe trovarsi di fronte alla possibilità di reintegrare Lutero come riformatore santo! Quanta profezia nelle parole di von Balthasar!
E, dunque, in quale modo occorrerà salvare la Chiesa? Cosa egli propone per aiutare la Chiesa ad uscire dal pantano post conciliare? La proposta è radicale, e tiene conto dei guasti profondi operati dal Concilio. Non aiuta in alcun modo la produzione di documenti vaticani, quasi come se bastassero a sanare la ferita profonda: “la situazione è tale che difficilmente può essere controllata con semplici decreti ufficiali che richiamano all’obbedienza”.
Egli è anche santamente preoccupato che un ritorno alla Tradizione possa condurre i tanti progressisti in fuga dalla Chiesa, e allora che fare? La sua profetica proposta è quella di “sopportare tale situazione senza però accettarla”. In attesa che Dio provveda a inviare dei santi che, come sempre accaduto nella storia della Chiesa, provvederanno a risanare le ferite. E così, “non è vero che non ci resti nulla da fare per avere dei santi. Dovremmo ad esempio tentare una buona volta, anche se un po’ in ritardo, di diventare come Cordula. Meglio tardi che mai”.

don Minutella