Il sesto anno di governo bergogliano costringe, ormai in modo chiaro per ogni cattolico, a prendere posizione. Persino quanti ritengono di non doverlo fare, di fatto, operano anch’essi una scelta. Ormai la Chiesa è spaccata, è divisa, lo scisma è del tutto avanzato. Le parole consolatorie del cardinale Burke, secondo cui nella Chiesa c’è l’apostasia ma non lo scisma, sono surreali e sfiorano l’ipocrisia (lo dico con grande rispetto ma anche con quella libertà che la mia sofferenza ecclesiale conferisce). Il realismo tomista insegnava l’evidenza oggettiva delle cose, indipendentemente dall’approccio individuale, soggettivo o intersoggettivo. Quando san Tommaso d’Aquino si presentava per una lezione, esibiva una mela, dicendo: questa è una mela, chi non è d’accordo può andar via. Egli, in questo modo, diceva chiaramente di non voler perdere del tempo con chi negava l’evidenza che la realtà porta con sé, perché la disputatio rischiava di trasformarsi in chiacchiera.

Ora, che il contromagistero neoariano, neoluterano e neomodernista di Bergoglio, in questi anni di governo invalido, abbia procurato un doloroso scisma interno è affare non di interpretazione ma di visione realistica. E’ come la mela di san Tommaso. Ai tanti, purtroppo tanti, attendisti consapevoli di ciò che sta accadendo con il cardinale Bergoglio, che negano l’evidenza di uno scisma, bene si applicano le parole di san Tommaso: questa è una mela, chi non è d’accordo può andar via.
I maldestri tentativi operati in questi giorni prima dal Cardinale Muller (con la pubblicazione di un Manifesto della fede, dove però manca ogni minimo accenno al colpevole della confusione presente), poi del Cardinale Burke che nega lo scisma– per quanto suscitino la reazione violenta dei bergogliani – sono destinati al fallimento. Perché scavalcano, con inutile diplomazia vaticana e di corte, il vero problema. Possibile che nessuno di loro voglia dire che c’è satana nella Chiesa? Che un falso papa governa in modo invalido? Possibile, di conseguenza, che le dichiarazioni preoccupate, ma fondate, di un padre Malachi Martin, o di un mons. Lefebvre, o di una suor Lucia (nella versione meno corrotta dalle manipolazioni massoniche), o di altri coraggiosi e solitari profeti, debbano passare per farneticazioni apocalittiche? Proprio dove occorreva porre maggior coraggiosa attenzione, cioè all’attuazione sconvolgente del terzo segreto di Fatima, proprio lì, con inutili giri di parole, i paladini della fede cattolica capitolano.
Se non si ha l’audacia della profezia, ebbene, il governo bergogliano oggi, e domani il suo successore (altrettanto invalido), potrà dichiarare vittoria. E’ un dato di fatto sconvolgente. Riconoscere Bergoglio come papa invalida ogni eroico tentativo di resistenza. D’altra parte, a favore della mia tesi, io domando ancora oggi: che fine ha fatto il Cardinale Danneels, e perché la Sala Stampa Vaticana non ha smentito nessuna delle sue sconvolgenti dichiarazioni a riguardo di un Conclave pilotato, di un papa dimissionario perché costretto (Benedetto XVI), e di un Bergoglio erede delle aspettative del partito massonico e della cosiddetta “mafia di san Gallo”? Il registro disinvolto del governo bergogliano non riesce a nascondere del tutto i trucchi del diavolo. Che fa le pentole ma scorda i coperchi.
Resta un piccolo gruppo di fedeli eroici, quelli della resistenza. Essi, in pochi, ma decisi, combattono perché tutti sappiano che il papa è Benedetto non Francesco, che la Chiesa è occupata dalla massoneria, che si sta realizzando il terzo segreto di Fatima, che alla fine il Cuore immacolato di Maria trionferà.
Sempre più chiaramente, accanto al successore di Bergoglio, che si delinea all’orizzonte (come il cielo mi lascia intendere), e che sarà invalido perché erede di un governo già di suo invalido, occorrerà per noi attendere due, o tre cose. La prima, col passare del tempo, ci appare sempre più impossibile, e cioè un pronunciamento, anche solo minimo, di Benedetto XVI sulla verità delle cose. Perché egli ha senz’altro parlato, ha compiuto dei gesti, ma lo ha fatto in modo troppo diplomatico, di modo che il popolo di Dio può solo intuire, arguire, ma non può, purtroppo, confermare fino in fondo. La seconda cosa è che, alla morte di Benedetto XVI, noi del “piccolo resto”, niente affatto disposti a condividere qualcosa con la falsa chiesa, dovremo attendere che Dio ci indichi la strada, perché mai e poi mai riconosceremo come papa uno che ha svenduto la Chiesa ai poteri del mondo, e tanto meno un suo successore. Terzo, ed è l’aspetto più importante, occorrerà che un possibile erede di Benedetto XVI (dove, forse, il criterio conclavista sarà sostituito con un ritorno all’elezione per acclamazione o, meglio, per designazione dello stesso pontefice), operi un’urgente revisione del Concilio Vaticano II, correggendo talune ambiguità, operi una sanatio Ecclesiae, cioè una riforma che corregga gli anni di falso governo, e lavori per un’azione di salvataggio della liturgia, in particolare della santa messa.
Quelle che oggi appaiono farneticazioni di un prete scomunicato due volte, domani saranno attestati profetici di chi ha visto la direzione giusta, quella voluta da Dio, e resa manifesta mediante la Madonna di Fatima.

Don Minutella