Il grande apostolo francese della Santa Vergine, Luigi Maria Grignion da Monfort, nell’ormai celebre Trattato della vera devozione, che ha nutrito un’intera generazione di devoti mariani (tra cui Karol Wojtyla), scrive a riguardo degli ultimi tempi che la Chiesa assisterà ad una battaglia apocalittica tra Maria e satana, tra gli apostoli della Santa Vergine e i servi del diavolo. Ricordo sempre con nostalgia quando, studente alla Gregoriana, mi è capitato in qualche occasione di soffermarmi a parlare di queste tematiche con il compianto mariologo e monfortano padre Stefano de Fiores. Egli sosteneva che la categoria di ultimi tempi non indicava necessariamente la fase escatologica e, dunque, il ritorno ultimo del Signore, la parusia.
Ultimi tempi poteva significare piuttosto, nella visione del Monfort, l’ultimo atto dei tempi di Maria, quello quindi dello scontro finale abbozzato in Ap 12 tra la Donna vestita di sole e il drago infernale. De Fiores non escludeva, in questo senso, un riferimento implicito al terzo segreto di Fatima.
Oggi che stiamo vivendo in pienezza lo svolgimento di quel segreto – che riguarda l’apostasia e lo scisma nella Chiesa, con l’avvento di un falso papa e di una falsa chiesa – le parole profetiche del Monfort colpiscono in profondità. Egli esordisce col dire che il diavolo moltiplicherà i propri sforzi per attaccare la discendenza di Maria: “susciterà infatti, quanto prima, crudeli persecuzioni e tenderà terribili insidie ai servi fedeli e ai veri figli di Maria, che egli vince più difficilmente degli altri”.
Tra le fila di non pochi presuli non allineati con la falsa chiesa bergogliana, come pure di moltissimi laici, queste parole del Monfort sono particolarmente accreditate. Ne ho fatto esperienza personale. Peccato poi verificare che la chiamata alle armi susciti parimenti in questa ampia fetta di credenti una reazione opposta. Essi si rifugiano nello spiritualismo, oppure attaccano i toni eccessivi e le parole forti (che, non si capisce perché, non sarebbero evangelici, ma allora quante pagine di vangelo andrebbero cancellate!), vorrebbero una resistenza soft e silenziosa, perché – dicono – più consona allo stile mariano, soprattutto nascondono la mancata discesa in campo contro l’eresia così palese, dentro l’ipocrita tecnica del dover essere prudenti, oppure, infine, dicono che bisogna ancora attendere (chissà quale segno ancora Dio deve dare per far comprendere che siamo nello scontro frontale). Più o meno sono queste le ragioni che io stesso ho potuto ascoltare, che sovente mi giungono addosso, che hanno portato via lentamente tante anime all’inizio entusiaste, poi provate dalla necessità dell’esposizione, oppure semplicemente prive di umiltà.
Il Monfort dice degli apostoli degli ultimi tempi che “Dio non ha costituito soltanto una inimicizia, ma delle inimicizie; l’una tra Maria e il demonio, l’altra tra la stirpe della Vergine santa e la stirpe del demonio. In altre parole, Dio ha posto inimicizie, antipatie e odî segreti tra i veri figli e servi della Vergine santa e i figli e schiavi del demonio. Non si amano tra loro, non c’è intesa tra loro! I figli di Belial, gli schiavi di Satana, gli amici del mondo – che è la stessa cosa! – hanno sempre perseguitato e continueranno più che mai a perseguitare quelli e quelle che appartengono alla santissima Vergine, come un giorno Caino ed Esaù, figure dei reprobi, perseguitarono i loro rispettivi fratelli Abele e Giacobbe, figure dei predestinati. Ma l’umile Maria riporterà sempre vittoria su quel superbo, e vittoria così grande, che riuscirà perfino a schiacciargli il capo, dove si annida il suo orgoglio. Ne svelerà sempre la malizia serpentina, ne sventerà le trame infernali, ne manderà in fumo i diabolici disegni e difenderà sino alla fine dei tempi i suoi servi fedeli da quelle unghie spietate”.
Come si legge, lo scontro è inevitabile e il Monfort, contro ogni inutile attendismo, contro ogni sterile tecnica diplomatica, afferma chiaramente che non c’è intesa alcuna tra le due parti!
Proverò a dimostrare come le posizioni sopra citate siano del tutto sbagliate e, in quanto non aderenti alle profezie, non gradite al cielo.
Ma prima proseguirò con l’incredibile descrizione di tali apostoli nella visione profetica del Monfort. Ho detto che non può perseverare oltremodo nel piccolo resto mariano chiunque abbia orgoglio nel cuore e mancanza di umiltà. Infatti la piccolezza e l’umiltà sono il segno più evidente degli apostoli di Maria: “il potere di Maria su tutti i demoni risplenderà in modo particolare negli ultimi tempi, quando Satana insidierà il suo calcagno, cioè i suoi poveri schiavi e umili figli che lei susciterà per muovergli guerra. Questi saranno piccoli e poveri secondo il mondo, infimi davanti a tutti come il calcagno, calpestati e maltrattati come il calcagno lo è in confronto alle altre membra del corpo”. Ho sentito tante volte dire: ma allora perché, per esempio, don Minutella urla? Perché non prega e sta zitto? Perché non tace e si ritira in un monastero? A parte il fatto che urlare è un modus che la Scrittura, anche nel NT, legittima, in ogni caso io non sono monaco, ma prete, e poi dove è scritto che i toni forti e decisi non sono anche toni umili? Il Battista è “voce di uno che grida nel deserto”, eppure Gesù ne tesse il più grande elogio. E’ vero, c’è anche l’altro Giovanni, l’apostolo, che però anche lui alzerà la voce negli scritti e, che, comunque, casomai, conferma che Dio a ciascuno affida una missione e un compito. Il Battista non è il discepolo che Gesù amava, ma anche, quest’ultimo era stato a sua volta discepolo del Battista stesso.
Proseguendo nell’identikit degli apostoli degli ultimi tempi, il Monfort aggiunge una lunga descrizione, che va letta con grande attenzione: “saranno fuoco ardente, ministri del Signore, che metteranno dappertutto il fuoco del divino amore. Saranno frecce acute nella mano potente di Maria per trafiggere i suoi nemici come frecce in mano a un eroe. Saranno i figli di Levi, molto purificati dal fuoco di grandi tribolazioni e molto uniti a Dio. Porteranno nel cuore l’oro dell’amore, l’incenso della preghiera nello Spirito e la mirra della mortificazione nel corpo. In ogni luogo saranno il buon profumo di Gesù Cristo per i poveri e i piccoli, mentre saranno odore di morte per i grandi, i ricchi e i superbi mondani. Saranno nubi tonanti e vaganti nello spazio al minimo soffio dello Spirito Santo. Senza attaccarsi a nulla né stupirsi di nulla, né mettersi in pena per nulla, spanderanno la pioggia della parola di Dio e della vita eterna, tuoneranno contro il peccato, grideranno contro il mondo, colpiranno il diavolo e i suoi seguaci. Con la spada a due tagli della parola di Dio trafiggeranno, per la vita o per la morte, tutti coloro ai quali saranno inviati da parte dell’Altissimo. Saranno veri apostoli degli ultimi tempi. Ad essi il Signore degli eserciti darà la parola e la forza per operare meraviglie e riportare gloriose spoglie sui suoi nemici. Dormiranno senza oro e argento, e, ciò che più conta, senza preoccupazioni, in mezzo agli altri sacerdoti, ecclesiastici e chierici. Tuttavia avranno le ali argentate della colomba per volare, con la retta intenzione della gloria di Dio e della salvezza delle anime, là dove li chiamerà lo Spirito Santo. Lasceranno nei luoghi dove hanno predicato, soltanto l’oro della carità, che è il compimento della legge”.
I toni e i verbi adoperati non mi pare rientrino in quel tipo di resistenza che troppi, secondo l’arroganza del proprio cuore, tracciano. Il Monfort parla di fuoco ardente, frecce acute nella mano potente di Maria, trafiggere i suoi nemici come frecce in mano a un eroe, tuoneranno contro, colpiranno il diavolo. Soprattutto, dice il Monfort, grideranno (nell’originale: “gronderont contre le monde”). Ecco il fatidico verbo: grideranno. Dunque, gridare e usare toni forti è una caratteristica degli apostoli di Maria. Chi ha deciso, una volta per tutte, di sostituirsi alla profezia del Monfort? Eppure, vi assicuro, non mancano insospettabili candidati. Per essi, accecati dall’orgoglio, un apostolo di Maria non urla. Chi lo dice e dove mai il Monfort ha detto che un tono pacato o persino un atteggiamento di sola preghiera e di silenzio è più mariano? In realtà, una volta per tutte, il Monfort dice che gli apostoli di Maria grideranno. In francese, anzi, gronder vuol dire persino sgridare. Se ne facciano una ragione gli aristocratici dello spirito, per i quali urlare è sinonimo di protagonismo. Infine, tali apostoli di Maria procederanno “senza preoccupazioni e senza guardare in faccia a nessuno; senza risparmiare, seguire o temere alcun mortale, per potente che sia. Avranno in bocca la spada a due tagli della parola di Dio e porteranno sulle spalle lo stendardo insanguinato della Croce, il crocifisso nella mano destra, la corona nella sinistra, i sacri nomi di Gesù e di Maria sul cuore, la modestia e la mortificazione di Gesù Cristo in tutta la loro condotta”.
Più sopra scrivevo che ormai le posizioni sono chiare. Nei cosiddetti non bergogliani non regna affatto l’unione di intenti. È uno scenario desolante. Una vera catastrofe prodotta, secondo me, dal diavolo stesso. Tot capita tot sententia. Dovrebbe valere il rispetto del ruolo, della missione, dell’esposizione personale, in realtà satana crea un arcipelago di vedute inconciliabili. E’ un brutto problema che rischia di creare fratture interne, di cui sovente vengo accusato io. In realtà, per quanto mi riguarda, io sono stato coerente con la visione fin da subito, e ho seguito quanto mi è stato affidato. Ho però trovato sulla mia strada troppe anime piene di sé che devono ad ogni costo provare a dettare l’agenda. Se io l’accetto, sono bravo e buono, diversamente sono mosso da satana e sono ribelle.
Le posizioni si articolano più o meno coi seguenti proclami.
Non bisogna urlare, ma pregare e fare silenzio. Ecco una prima insidia. Mi viene ripetuto fino alla nausea, e io ripeto di continuo che questo è affatto il tempo di tacere, perché il lupo è in agguato e le pecore sono in pericolo. Il pastore, dice Gesù, dà la vita per le pecore. Chi deve tacere e pregare c’è nella Chiesa, ed è quel mondo straordinario di monaci che costituisce una falange preziosa contro satana. Ma il pastore, come insegnano i padri della Chiesa, da san Gregorio Magno a san Giovanni Crisostomo, deve urlare e alzare la voce, non fare il cane muto! Altrimenti è mercenario.
Non bisogna esporsi ma essere prudenti. Ecco l’altra insidia. La prudenza è una virtù cardinale, e san Tommaso d’Aquino, sulla scorta di san Gregorio Magno, afferma che una prudenza priva di fortezza e di giustizia non è più virtù ma codardia, perciò peccato. Siccome la prudenza è esercizio di ragione, mediante la cosiddetta sinderesi, perciò, una volta accertato il pericolo oggettivo, tacere e non esporsi equivale a peccato. Altro che prudenza. Coi tempi che viviamo, bisogna chiedersi che cosa aspettano a muoversi…
Infine, lo spiritualismo inutile. Fingere che la barca procede serena la propria direzione. E offrire ai passeggeri il menù della sera, con tanto di Divina Volontà o chissà cos’altro, mentre in realtà stiamo tutti affondando…
Mi piace che il Monfort concluda dicendo che gli apostoli di Maria non guarderanno in faccia a nessuno.
Imparino i tanti brontoloni e, se possibile, tacciano loro e lascino che noi “trafiggiamo i nostri nemici come frecce in mano a un eroe”. Frecce, appunto, le frecce di Maria!

Don Minutella