Hans Urs von Balthasar muore nel 1988, all’età di 81 anni, due giorni prima di diventare Cardinale, e a distanza di poco più di vent’anni dal Concilio Vaticano II.
I suoi funerali, nella bella e romantica città di Lucerna, saranno celebrati dall’amico e collega Cardinale Joseph Ratzinger, su mandato di papa Giovanni Paolo II.
Sono, dunque, passati più di trent’anni dalla morte di quegli che, senza giri di parole, Benedetto XVI, negli Appunti resi noti lo scorso 11 aprile 2019, ha definito il grande teologo.
In questi trent’anni, a parte qualche sporadica eccezione, il nome e il messaggio, come il carisma e la missione di von Balthasar, sono rimasti appannaggio dei circoli universitari e accademici.
Quando più di vent’anni fa, studiavo prima a Palermo e poi soprattutto alla Pontificia Università Gregoriana, ho potuto constatare che, persino negli stessi ambienti accademici, von Balthasar rimaneva ancora pressoché ai margini. Pesava su di lui, da parte dei circoli tradizionalisti, l’accusa (rivelatasi infondata, come ho potuto dimostrare nella mia tesi dottorale) di essere eretico, per aver sostenuto che l’inferno non esiste oppure è vuoto. Ancora di recente, celebri nomi cadono in questa vistosa e clamorosa trappola mediatica, ordita contro di lui, come per esempio è accaduto nella disputa, sui network, tra padre Cavalcoli, noto teologo domenicano e il sottoscritto. Von Balthasar, infatti, non ha mai dichiarato una simile cosa.
Ma pesava su di lui anche l’ostracismo dei circoli progressisti, che, dopo averlo escluso dai lavori del Concilio Vaticano II (assenza ritenuta da qualcuno, come il gesuita e amico Henri de Lubac, persino imbarazzante), ha deciso di fargliela pagare, con un’operazione di emarginazione teologica ed ecclesiale, a causa della coraggiosa denuncia, peraltro solitaria, nei confronti del gesuita ambiguo,ma capofila del progressismo postconciliare, Karl Rahner.
Oggi, a distanza di trent’anni, Benedetto XVI rende giustizia a von Balthasar, definendolo il grande teologo. Ed è quanto mai significativo che il papa gli indirizzi questo elogio così sorprendente, se si considera che gli Appunti si muovono a partire da una serrata critica nei confronti del movimento sessantottino e della crisi della teologia e della morale nella Chiesa del post Concilio.
Quando nel 2009 ho presentato, per i tipi della Marcianum Press, la mia tesi dottorale presso la nota Casa Balthasar a Roma, alla presenza di un paio di teologi, tra cui padre Servais, ho sostenuto che von Balthasar doveva essere portato presso la gente comune, e che parimenti occorreva pensare alla possibilità di avviare la causa di beatificazione.
Entrambe le proposte hanno suscitato aperta opposizione. Egli doveva rimanere un pensatore aristocratico e solitario, noto solo agli addetti ai lavori.
Ma io ho continuato a pensare diversamente.
E da quando Dio mi ha inviato in giro per tutta Italia e poi nei network (con numeri sorprendenti) a denunciare l’impostura in corso, ho sempre provveduto a citare e far conoscere dappertutto il pensiero e l’opera di von Balthasar, convinto che egli potesse risultare un punto fermo nella Babele postconciliare e nella stagione oscura che stiamo vivendo nella Chiesa.
Non mi sbagliavo.
Il recente elogio di papa Benedetto XVI ha confermato, a distanza, che avevo visto giusto.
Dopo trent’anni, è giunto il momento che von Balthasar sia consegnato a tutta la Chiesa. Il suo pensiero, limpido e coerente, è in grado di ovviare agli strappi e alle ferite prodotti da un pensiero non più cattolico.
La triplice eresia, neoariana, neomodernista e neoluterana, che oggi invade la Chiesa, può seriamente trovare nel pensiero di von Balthasar un bastione che impedisca l’arrembaggio relativista e massonico.
Perché è sul terreno del pensiero teologico e della dottrina, dei dogmi e della fede, ambiti non a caso così temuti oggi dalla falsa chiesa, che si gioca la battaglia decisiva per la sopravvivenza del cattolicesimo romano. E proprio su questi terreni di gioco, von Balthasar ha la fascia da capitano che lo stesso pontefice ora gli consegna.
L’azione, la prassi, l’opzione per i poveri, l’ecologismo e l’ambientalismo, il mondialismo e l’ecumenismo sono tutti espedienti dell’establishment al governo, per cercare di tenere a distanza il tema decisivo, quello della fede.
L’impero rahneriano non ha temuto il confronto con alcun avversario. L’unico realmente in grado di fronteggiare il relativismo imperante di Karl Rahner e del post Concilio resta, senza dubbio, proprio von Balthasar. In vita egli ha pagato di persona per essersi schierato contro quell’iniziale aggiornamento conciliare, approdato al tema del dialogo a oltranza, che è infine divenuto resa al mondo. In ogni dove, von Balthasar ha intravisto profeticamente lo sviluppo di un pensiero conciliare dilettantistico, che nello spazio di un trentennio, avrebbe condotto alla costituzione di una neochiesa e di un neocattolicesimo, che non avrebbero avuto più nulla a che fare con la vera Chiesa cattolica fondata da Cristo.
Ora Benedetto XVI lo accredita ufficialmente e, indirettamente, incoraggia anche me che, nel frattempo, mi prendo il merito di averlo fatto conoscere al grande pubblico.
Questo libretto, dunque, non è di taglio accademico, ma divulgativo.
Semplice e snello serve a far conoscere a tutti, se lo vogliono, le grandi cose compiute dal Signore nell’esistenza di questo umile prete e teologo, che va annoverato tra i grandi testimoni del Novecento e che, in ragione delle vedute profetiche, è oggi più che mai necessario conoscere, il grande teologo, come lo ha definito Benedetto XVI.

don Minutella