Leggendo, in modo divertito, qua e là le reazioni alle mie recenti dichiarazioni circa il fatto che, quanti sono stati da questa parte, e poi tornano dall’altra, incorrono in tre scomuniche latae sententiae, come previsto dalle norme canoniche della Chiesa, ho potuto verificare quanta teologia “intestinale” circoli sui network.
Si replica alle argomentazioni non con il rigore e la serietà che le questioni trattate esigono. Si replica con la pancia. Don Minutella diventa uno cui dargliele nel di dietro (!) perché insiste sulla questione dell’UNA CUM. Oppure, altrove leggo: “che ci lasci in pace”. O ancora: lo vediamo arrabbiato! In tutti, poi, inevitabilmente, siccome dico la verità così com’è e come la insegna la Chiesa, si innesca un processo di vera ossessione mentale. Divento il bersaglio, implicito o esplicito, di post, catechesi, avvisi allarmanti. In questa ossessione, diciamo così, poco attenta ai toni, cascano anche noti sacerdoti e non pochi esponenti dell’imprecisato numero di non bergogliani che, tuttavia, ostinatamente, pur riconoscendolo eretico e apostata, e pur sospettando ormai chiaramente che “potrebbe” non essere lui il papa, continuano inspiegabilmente a celebrare “in unione” con lui!
Io trovo questa faccenda del tutto ipocrita. “In unione con il nostro papa Francesco”: ogni domenica migliaia di preti e migliaia di fedeli, sparsi nel mondo, si ostinano a recitare una farsa, perché consapevoli anzitutto che Bergoglio non è affatto il papa, e in ogni caso, in quanto capo di una Chiesa ormai eretica e apostata, complici dell’eresia. Di quale unione si fanno garanti dinanzi a Dio e soprattutto dinanzi alle proprie coscienze? Ho ascoltato un presule che mi diceva una volta che Bergoglio non è veramente il papa ma è meglio che questa faccenda rimanga segreta! “In unione”: quelli che non sono in comunione con l’eresia di Bergoglio, come possono garantire questa comunione dinanzi a Dio? Se io fossi il Padre Eterno, li tratterei a dovere, come meritano, alla stregua dei farisei del tempo di Cristo. Come! Dicono che Bergoglio non è il papa oppure che è eretico, e poi dicono anche che sono in comunione con lui! Così, se anche il povero Cristo è costretto da questi ragionatori a scendere, durante la consacrazione, nella falsa chiesa bergogliana, in ogni caso, se ostinatamente restano – come dicono – nella Chiesa (ma quale chiesa?), dovranno spiegare al Padre eterno, appunto, quale comunione c’è con il papa eretico? “In unione con il nostro papa Francesco”: questo lo dicono e lo credono! Anche quando poi lo sbrandellano nei network. Dicono che la messa è sempre valida, che non c’entra il papa, che solo al cambiamento delle parole della consacrazione non lo sarà più. Ma intanto, quand’anche fosse vero tutto questo, peccano di ipocrisia: “in unione con il nostro papa Francesco”. E fanno la comunione, ricevono Gesù, credendo di prendere in giro anche nostro Signore: “in unione con il nostro papa Francesco”. Il Signore che, in fatto di ipocrisia, gli si rizzavano i capelli, secondo voi, chi scagionerà nel giorno del giudizio? Quelli che continuano a dire da ipocriti: “in unione con il nostro papa Francesco”, o quelli che, soffrendo e pagando di persona, non sono stati disponibili a recitare una farsetta persino a messa? E che, per questo, seguendo san Tommaso d’Aquino e l’esempio di sant’Ermenegildo, si sono tirati fuori per sempre, soprattutto perché c’è ancora uno che si firma con il titolo P.P., che è Benedetto XVI, tenacemente ancora vestito di bianco?
Ora, voglio ancora una volta ricordare a quanti vorrebbero picchiarmi “nel di dietro” se non sto zitto (roba affermata da anime cresciute con la Regina della Pace di Medjugorje!), che in quanto ministro di Dio non solo posso ma devo annunciare la verità e questo, come insegna san Paolo, insistendo “in ogni occasione opportuna e inopportuna”. E’ dovere del pastore alzare la voce.
Così, riepilogando, alla maniera del metodo tomista, affermo con ogni convinzione:
1. E’ papa Francesco eretico? Sì lo è, soprattutto dopo la pubblicazione di Amoris Laetitia, documento che rompe con il patrimonio bimillenario della Chiesa. Lo è in tutto il suo pseudo governo, nel quale la confusione dottrinale regna nelle anime.
2. Si può seguire un papa eretico? No, non si può seguire, quando si ha certezza della sua pertinacia, che consiste non solo nel ribadire, in modo peraltro non esplicito, le tesi eretiche, ma anche nel non rispondere ai dubbi sollevati dalle sue affermazioni.
3. Che cosa comporta seguire un eretico? Comporta, laddove se ne ha piena avvertenza, un peccato mortale, perché ci si fa complici dell’eresia. Bisogna infatti denunciare l’errore e soprattutto non tacere per paura di perdere la reputazione e la vita. Questo timore, infatti, diventa peccato mortale. E a denunciare non è tenuto solo un diretto suddito, ma ogni battezzato. La denuncia che implica ancora una comunione con l’eretico, è doppio peccato, di complicità con l’eresia, dunque di errore, e di accecamento del cuore.
4. Sono validi i sacramenti celebrati da un eretico? Sì, sono validi, e tuttavia occorre in ogni modo non recarvisi, perché si commette peccato mortale. E’ meglio, come scrive san Tommaso d’Aquino, rifuggire per rispetto dai sacramenti celebrati dagli eretici, e ciò per onorarli. L’esempio di sant’Ermenegildo, che preferì morire piuttosto che ricevere la comunione da un vescovo ariano, è citato da san Tommaso come prova dell’enunciato.
5. Chi può dichiarare eretico il papa? Dovrebbero farlo i Cardinali, almeno quelli non corrotti. Ma ogni battezzato, in quanto suddito, ha il dovere morale di interpellare il Superiore quando c’è dubbio di eresia. Se il Superiore non risponde perde, come insegna san Tommaso d’Aquino, ogni potestà di giurisdizione, e così le condanne che emana per ritorsione sono del tutto invalide. Ogni accusa al papa eretico, che non sia accompagnata dalla disponibilità ad esporsi, in realtà, diventa offesa all’autorità.
6. Dunque, non bisogna stare con gli eretici? Dove è scritto? No, non bisogna in alcun modo stare con gli eretici né celebrare la messa con essi. Lo insegna la Tradizione nel suo bimillenario cammino. San Paolo scrive a Tito: “dopo un primo e un secondo ammonimento sta lontano da chi è eretico, ben sapendo che persone come queste sono fuorviate e continuano a peccare, condannandosi da sé” (Tt 3,10-11). Giovanni scrive: “chi va oltre e non rimane nella dottrina del Cristo, non possiede Dio. Chi invece rimane nella dottrina possiede il Padre e il Figlio. Se qualcuno viene a voi e non porta questo insegnamento, non ricevetelo in casa e non salutatelo, perché chi lo saluta partecipa delle sue opere malvagie” (2 Gv 9-11). Tutti i padri della Chiesa, fin dai primissimi secoli, hanno raccomandato di evitare ogni contaminazione con gli eretici. Ignazio di Antiochia, che è del II secolo, scrive a riguardo degli eretici: “bisogna scansarli come bestie feroci. Sono cani idrofobi che mordono furtivamente. Occorre guardarsene perché sono incurabili”. E san Girolamo parla della pecora che ha la rogna e che va tenuta lontano dalle pecore sane. Infine, sant’Agostino ricorda: “Ecclesia in fide virgo, in haeresia meretrix”. Dunque, non bisogna in alcun modo partecipare alla messa degli eretici.
7. Se Francesco non è il papa, e quindi non è principio visibile di comunione, la messa in unione con lui, quando si è consapevoli, è valida? No, perché i padri hanno insegnato che ubi Petrus ibi Ecclesia. E che inoltre extra Ecclesiam nulla salus. Non solo è possibile che il cardinale Bergoglio non sia papa a causa della perdita di potestà giurisdizionale in quanto eretico pertinace (perché non ha risposto ai dubbi), ma è persino certo che egli non è affatto papa fin dall’elezione, in quanto – secondo diversi indizi che, non smentiti, sono divenuti prove (cui ha contribuito peraltro anche l’insieme delle scelte di papa Benedetto in questi anni, a partire dall’abito bianco ancora addosso) – il Conclave è stato reso invalido a norma della Costituzione apostolica Universi Dominici Gregis. Inoltre, a norma del canone 332, paragrafo 2, si richiede che per la validità delle dimissioni di un papa, ci sia piena libertà e non costrizione, anche solo psicologica, altrimenti le dimissioni sono nulle.
8. E, dunque, andare a messa con un papa eretico che, per giunta, non è neppure il papa, rende presente Gesù Cristo e la sua azione salvifica? No, perché ciò smentirebbe il principio di non contraddizione secondo cui se la Chiesa è dove c’è Pietro, non è dove non c’è Pietro. Inoltre smentirebbe anche una delle note essenziali della Chiesa, che è quella di essere una.
9. Ma le chiese separate da Roma hanno l’azione salvifica di Cristo? Sì, soprattutto le chiese orientali, ma perché si attende che si ricongiungano con Roma, da cui si sono distaccate nel tempo. Le chiese orientali sono chiese in attesa di piena comunione con Roma, non di antagonismo dichiarato con essa. Esse, cioè, non affermano che siano loro la Chiesa cattolica. Che, invece, rimane una sola, quella di Roma. Nel caso della falsa chiesa capeggiata dal cardinale Bergoglio, invece, la questione è diversa: essa si presenta come la chiesa di Roma, ma non lo è. Pertanto non si ha alcuna azione salvifica in quella che si costituisce come antichiesa, come corpo mistico dell’anticristo. Quella capeggiata da un falso papa non è affatto una chiesa separata, ma un’antichiesa, che rivendica la presenza di Cristo, come se Egli potesse agire indisturbato in entrambe le due realtà, quella di Benedetto XVI e quella di Francesco. Ora, se la Chiesa è dove c’è Pietro, e Pietro è uno solo, e oggi Pietro rimane Benedetto XVI, vorrà dire che dovremo ammettere che Cristo agisca contemporaneamente in entrambe le due chiese? Che cioè Egli sia presente indifferentemente nella chiesa cattolica di Benedetto XVI e in quella anticristica, eretica e scismatica di Francesco? Ciò è impossibile, perché la Chiesa, sposa di Cristo, è una sola, ed è solo in essa che Cristo si rende del tutto presente…(continua)

Don Minutella