Di eresie la Chiesa ne ha conosciute molte nel corso dei secoli. L’eresia si è presentata praticamente da subito, appena è nata la Chiesa, dopo Pentecoste.
Ora, occorre riflettere sul fatto che un’eresia non si presenta di punto in bianco, all’improvviso. È un processo che svela intrecci, patteggiamenti bilaterali, connivenze politiche e culturali, soprattutto svela da una parte la complicità imprevista dei credenti e il silenzio dei pastori, e dall’altra l’azione straordinaria che il diavolo esercita per accreditare l’eresia. Essa, infatti, può condurre molte più anime lontano da Dio di quanto non riesca a fare, per esempio, il peccato carnale o il richiamo del mondo.
Non c’è dubbio che, a conti fatti, la prima grande eresia, che durerà più di tre secoli, che la Chiesa ha dovuto fronteggiare è quella ariana, che negava che Gesù fosse Figlio coeterno al Padre, e ne faceva un grande uomo, un profeta, l’unto di Dio al battesimo nel Giordano. Ario era un prete con un fascino straordinario, ed era anche molto abile, perché è riuscito a comprarsi la fiducia prima, e poi l’appoggio incondizionato del potere imperiale. Ma non è che in un istante Ario riuscisse a corrompere la fede. C’è voluto tempo, abbastanza tempo. E c’è voluto, soprattutto, quell’inspiegabile eppure decisivo temporeggiamento dei pastori, come pure il loro silenzio complice, la paura di dispiacere all’imperatore, il timore dell’esilio e delle scomuniche. Sant’Atanasio, da solo, praticamente, ha dovuto fronteggiare Ario. Aveva visto quale rischio era l’eresia che portava avanti e, per amore della Chiesa e delle anime, si è speso con coraggio, rimediando quattro scomuniche, quattro esili, un attentato, un’esistenza rocambolesca e sofferta.
Ma Atanasio da solo non poteva frenare l’espansione dell’eresia. Troppi erano i vescovi e i pastori che tacevano. Se si fa eccezione per circa una cinquantina di vescovi, il resto era praticamente consapevole del danno ma taceva per paura di ritorsioni. Persino il papa del tempo, Liberio, non seppe reagire a dovere. E così indisturbati gli ariani, con l’appoggio politico del tempo, riuscivano a corrompere gli animi. Fu convocato persino un concilio ad Arles e qui si costrinsero i vescovi a sottoscrivere una condanna di sant’Atanasio. Chi si opponeva difendendolo veniva mandato in esilio, come accadde a Paolino di Treviri. Stessa sorte toccò anche a papa Liberio, che venne sostituito da un antipapa, Felice. Fu allora che accadde ciò che viene ricordato come “caduta” di un Papa. Liberio, per ottenere il potere e tornare a Roma come papa legittimo, decise anch’egli di accettare l’ambigua definizione ariana.
San Girolamo, che vivrà qualche tempo dopo – quando ormai l’arianesimo sembrava aver sostituito per sempre il cristianesimo – scriverà quella celebre frase: “il mondo, sgomento, si ritrovò ariano”. Questa celebre frase di san Girolamo colpì moltissimo san Tommaso d’Aquino che la riporta nella Summa Theologiae e, in effetti, rivela lo stupore, misto a rassegnazione, con cui san Girolamo vedeva che l’arianesimo si era diffuso non per la forza che possedeva, ma per l’inspiegabile temporeggiamento dei pastori.
Ora, ai nostri giorni, purtroppo, sta accadendo di nuovo.
Il temporeggiamento inutile e, alla fine, dannoso dei pastori di fronte alla più grande sfida che la Chiesa abbia mai conosciuta, dacché proviene direttamente dal centro del governo, rischia di consegnare la Chiesa al potere di satana.
Io stesso, accanto alle due scomuniche, una sospensione a divinis, la rimozione canonica da Parroco, la diffamazione continua nei media, ho dovuto conoscere, con mio enorme stupore e anche scandalo, il tentativo di taluni prelati, di cui non faccio nome, che mi hanno più volte proposto di tornare sui miei passi e di chiedere perdono a papa Francesco, pur dicendomi che ho ragione nelle cose che dico!
Ma ciò che più mi angoscia nel cuore che, mio malgrado (perché non vorrei soffrire così), rimane quello di un sacerdote che ama le anime, è vedere tantissimi fedeli che, nonostante tutti i segni evidenti di un’impostura che comporta un falso papa, una falsa chiesa e una falsa messa, stanno ancora in comunione! Lo trovo incomprensibile.
Dicono che occorre attendere che cambino le parole della consacrazione, dicono che non ci sono prove ufficiali che Francesco non è il papa e che Benedetto XVI si sia dimesso perché costretto, dicono che ci vuole una dichiarazione formale di eresia, dicono (quelli più “mistici”) che non è possibile che Dio lasci tante anime senza Eucaristia, dicono che prima devono esserci, che ne so io, i cosiddetti tre giorni di buio o il grande avvertimento.
Dicono questo e dicono quello, mentre i pastori tacciono. E la falsa chiesa prende del tutto il comando, come era successo ai tempi di Ario.
Io vorrei quasi in ginocchio, dire ai miei amati fratelli dell’UNA CUM, ai quali domando scusa se si sentono da me presi di mira per i toni accesi, mentre rimangono inspiegabilmente sereni di fronte alle provocazioni degli eretici, ecco, vorrei dire loro: avete visto le ultimissime vicende? Lourdes commissariata, come commissariata è stata la famiglia dei Francescani dell’Immacolata e commissariata la Fraternità sacerdotale in Belgio. Tutto è commissariato, c’è un sistema da Gestapo. Monsignor Viganò vive persino nascosto! Commissariamento, si dice, perché a Lourdes c’è giro di denaro. Che penosa commedia vaticana! Mentre il mondo intero sa degli intrallazzi diabolici dentro quelle mura vaticane, Francesco, chissà perché solo per Lourdes (e non per Fatima o Medjugorje, dove il controllo è pressoché totale), si sente animato da paterna attenzione!
Egli ha peraltro aggiunto nei giorni scorsi che la messa ecumenica è ormai per lui cosa certa, che ci vuole solo il tempo che i teologi si mettano d’accordo.
Ora, io domando ai miei fratelli dell’UNA CUM: ma cosa attendete per capire cosa c’è dall’altra parte? Credete forse che sarà un Cardinale a darsi da fare? No! Nessuna vera riforma è nata vestita di rosso. Sempre dal basso, sempre con umili preti e semplice gente. E’ interessante che negli Appunti Benedetto XVI elogi la follia di chi, credendo in un sogno, si espone per esso. A chi esattamente si riferisce il papa?
L’eresia non arriva un quarto d’ora dopo che tu lo stabilisci. Come si fa a non capirlo?
È da tempo che invito, in tutti i modi, esponendomi di persona, a uscir fuori dalla falsa chiesa. La prima e più disonesta reazione è quella di dire che non si deve uscire dalla Chiesa e che io ho creato una setta! Ora, da quale chiesa io domando che si esca? Da quella cattolica di Benedetto XVI o dalla falsa chiesa, predetta dalle profezie e dal terzo segreto di Fatima? Dov’è in me il settarismo? Setta è una realtà che si costituisce a partire dalla negazione di un dogma tradizionale. Come mai non vi avvedete che Bergoglio, con Amoris Laetitia, ha creato lui una setta, e invece venite addosso a me? Che io non sia settario o scismatico lo dimostra il fatto che mi appello di continuo a Benedetto XVI, il quale, in questi due anni, non ha mai detto una parola contro il sottoscritto (e non è poco!), e nel frattempo, continua a vestirsi di bianco, si firma con la sigla papale P.P., e addirittura ora scrive testi che sembrano encicliche. Il maldestro tentativo di Bergoglio di farlo passare per un nonnino rimbambito non gli riesce. Benedetto XVI con gli Appunti è di nuovo clamorosamente tornato in campo!
Mi accusano di eresia perché dico che la messa in unione con Francesco è invalida. E và bé! Io andrò all’inferno, ma almeno, santi fratelli dell’UNA CUM, cercate di salvarvi l’anima voi. Perché quand’anche la messa fosse valida, il fatto di esprimere comunione con il papa, senza che la si viva, è ipocrita attestazione di connivenza, e Benedetto XVI ha detto, in tempi non sospetti, che senza comunione vera con il papa non può esserci comunione con Cristo.
Perché spendere il tempo a squalificare a tutti i costi un fratello, come io sono, che cerca di dirvi la verità? Come mai, nel caso per esempio di padre Fabiano, non c’è analoga voglia di denunciare l’eresia di Bergoglio? Come mai taluni preti, vengono addosso a me, al limite estremista in senso cattolico, e poi tacciono delle follie eretiche della falsa chiesa?
Se condannano apertamente me, dovrebbero fare lo stesso con il papa. E invece tacciono, e dicono a messa: in unione con il nostro papa Francesco. Ora io domando: quale comunione? La Chiesa insegna che la comunione con il papa è quella delle cose sante. Vorranno credere forse che Bergoglio è solo una parentesi e poi tutto si aggiusterà d’improvviso? Sono davvero così ingenui questi fratelli dell’UNA CUM? Oppure si muoveranno così, d’improvviso, al cenno di chissà quale gesto o parola…pur di non dar ragione a questo povero prete!
Nel frattempo, la pletora di insulti sul mio conto si arricchisce. Io ormai sono considerato o un folle o un indemoniato. E questo da parte di quelli dell’UNA CUM, perché in realtà la falsa chiesa, scomunicandomi due volte, ha dimostrato di sapere che dico la verità.
Mi viene in mente un post scritto nei giorni scorsi da una del piccolo resto. Ve lo propongo, perché mi ha colpito.
“Eh niente …. non eravamo preparati a questi ultimi tempi … sembra cosa che non ci riguardi.
Mistero d’iniquità, abominio della desolazione, terzo segreto di Fatima, i messaggi di Maria a Garabandal, Akita, La Salette, Avola, Civitavecchia, … due papi … niente.
Non c’è verso.
Assordante il silenzio del clero …. e i fedeli lasciati da soli in balia del caos …. nel frattempo si commissaria anche Lourdes … che amarezza, ma soprattutto che dolore dell’anima, a giorni insopportabile, nell’impotenza di vedere gli eventi susseguirsi uno dopo l’altro e non poter fare altro che pregare. Ci ho provato Signore, ci ho provato a testimoniare come meglio potevo, ho perso tanto in termini umani e credevo che questo fosse già abbastanza, ma non è così.
Credo che tu voglia ancora di più.
Spero di sapertelo dare … fino in fondo. Amen”.
Ecco, mi sembra che questa cara figliola abbia interpretato al meglio, nello stile tipicamente femminile, quello che anch’io ormai avverto.
Non sono riuscito, se non con un paio di migliaia di anime, a convincere con la parola e la predicazione dell’impostura in corso.
Vediamo come va il prossimo Raduno a Cavaion Veronese il 22 giugno.
Ma è abbastanza chiaro che l’ostinazione di quelli dell’UNA CUM ci spinge a dare ancora di più.
Forse, ciò che dice Paolo dei consanguinei ebrei: “dico la verità in Cristo, non mentisco, e la mia coscienza me ne dà testimonianza nello Spirito Santo: ho nel cuore un grande dolore e una sofferenza continua. Vorrei infatti essere io stesso anàtema, separato da Cristo a vantaggio dei miei fratelli, miei consanguinei” (Rm 9,1-3).
Nel frattempo i pastori tacciono, oppure dicono che bisogna attendere, e questo mentre la barca, come ha potuto dire Benedetto XVI, si capovolge…

don Minutella