Quando nella Chiesa, lungo i secoli, si presenta un’eresia, non ci sono altre ragioni superiori che possano legittimare una sorta di indulgenza, mossa, per esempio dal timore che si pervenga ad uno scisma. Le eresie ci sono sempre state nella storia bimillenaria della Chiesa, e la risposta dei pastori, dal papa ai cardinali ai vescovi, è sempre stata immediata, decisa e improntata alla difesa della sana dottrina, per il bene delle anime. Oggi si assiste ad un temporeggiamento che ha ormai il sapore della contrattazione complice.
San Tommaso d’Aquino scrive che “le questioni più gravi e più difficili della Chiesa” (S.Th. II, q.1, a.10) vanno devolute all’autorità del Sommo Pontefice. Anzi, è necessario che la professione di fede venga di continuo rinnovata, dal momento che “gli uomini perversi pervertono per la loro perdizione, secondo l’espressione di san Pietro, l’insegnamento apostolico come le altre Scritture” (S.Th. II, q.1, a.10). Ma come fare quando Pietro non è realmente lui o, se anche lo fosse, è eretico? Sono due domande che, per quanto abilmente eluse dai pastori, si impongono con schiacciante evidenza.
Circa il fatto che il cardinale Bergoglio non sia il papa, ci sono molti indizi, alcuni dei quali, non smentiti dalla Santa Sede, diventano prove. Le dichiarazioni del defunto cardinale Danneels sono inequivocabili, con tanto di nomi, date, luoghi. Non c’è stata una minima smentita e neppure un intervento specifico delle autorità vaticane, come sarebbe stato legittimo che avvenisse, dal momento che a parlare di una mafia di san Gallo non è stato un passante dalle parti di piazza san Pietro, ma un cardinale di santa Romana Chiesa, per giunta esponente del partito filobergogliano. Il silenzio vaticano pesa come un macigno.
D’altra parte, le scelte insolite e singolari di papa Benedetto XVI, a seguito dell’annuncio delle dimissioni, dovrebbero costituire altrettanti indizi di una situazione del tutto fuori controllo. Non ha tolto la veste bianca, non ha tolto il nome di papa, non è andato via per sempre, ha fatto proprio un titolo del tutto inusuale (papa emerito), è intervenuto più volte in modo imprevisto. Al punto che, persino il partito inizialmente a lui più vicino, come quello di Burke e degli altri cardinali legati alla Tradizione, ha preso le distanze, invitando Benedetto XVI a tirarsi fuori del tutto dalla scena. Richiesta del tutto disattesa dal pontefice dimesso, al punto che l’avanzare degli anni pone il serio problema: chi è veramente il papa?
In ogni caso, quand’anche si decidesse improvvidamente di sorvolare su queste scottanti questioni, come se nel mio caso io fossi solo pervicacemente un illusionista, resterebbe tuttavia in piedi una domanda ulteriore: può essere ancora papa chi è palesemente eretico? La tradizione canonistica si orienta decisamente verso il no, con l’istituto canonico della deposizione. E basterebbe anche solo un cardinale deciso a condurre in porto la difesa della verità, perché almeno i fedeli avessero, com’è loro diritto (allo stesso modo che è un dovere dei pastori), la giusta luce per comprendere cosa sta accadendo oggi nella Chiesa.
Nel 1992, quando avevo 19 anni, e mi accingevo ad entrare in Seminario, Palermo, l’Italia, il mondo civile, furono scossi dalla strage di Capaci, dove ha perso la vita l’eroico giudice Falcone. Sovente mi tornano al cuore le parole forti e sofferte del compianto cardinale Pappalardo, che scossero il mondo intero: “Dum Romae consulitur, Saguntum expugnatur”, cioè “mentre a Roma si discute, Sagunto è espugnata”.
La Chiesa rischia di essere espugnata. Dio ha tutto sotto controllo, e la Santa Vergine trionferà con il suo Cuore immacolato. Ma attendono che noi ci diamo una smossa. Quando ciò accadrà?
Preghiamo e attendiamo!

Don Minutella