Negli Appunti che Benedetto XVI ha reso noti lo scorso 11 aprile, durante la densa e, come sempre, profonda analisi che caratterizza il pensiero ratzingeriano, ad un certo punto compare un elogio, senza precedenti, quasi una sorta di canonizzazione, di Hans Urs von Balthasar.
Benedetto XVI lo definisce, infatti, “il grande teologo”.
Non ci sono nomi di altri teologi, nella ricca produzione teologica di Ratzinger, che abbiano avuto tale meritevole privilegio.
Quando ho letto che Benedetto XVI definisce von Balthasar “il grande teologo”, mentre non mi sono particolarmente stupito, ho tuttavia provato un forte senso di rivincita verso i miei molti detrattori. Non mi sono stupito perché, io che mi ritengo un buon conoscitore del pensiero di von Balthasar, so anche quanto Ratzinger lo abbia tenuto in considerazione. Nei miei anni di studio a Roma, presso la Gregoriana, ho avuto modo di verificare l’affinità di vedute tra questi due giganti del pensiero teologico. Poi, divenuto prete, sono stato a contatto con Casa Balthasar, dove, nell’amicizia con padre Servais, ho potuto presentare il mio libro, edito dalla casa editrice di Venezia (Marcianum), creata da un altro cardinale, estimatore di von Balthasar, e cioè Angelo Scola, oggi emerito.
Che Benedetto XVI, inizialmente entusiasta esponente della corrente rahneriana e progressista, sia poi passato a posizioni sempre più moderate, fino a un vero schieramento in favore della Tradizione, è l’esito della lunga amicizia con von Balthasar, insieme al quale egli arrivò a condividere spesso le vacanze e con il quale lavava i piatti, argomentando tranquillamente, sulle Alpi svizzere, di teologia.
Fa dolore la cecità di non pochi ambienti ipertradizionalisti che lo giudicano ancor oggi un teologo eretico e modernista. Non v’è nulla di peggio che un giudizio formulato senza alcuna possibilità di dialogo. Ricordo ancora l’invettiva di un giovane Cristiano Lugli che, dalla benemerita finestra Facebook di Radio Spada, teneva una lunga dissertazione per dimostrare che io sono inaffidabile, perché infarcito di pensiero balthasariano. Mutatis mutandis, anche Benedetto XVI lo è. Solo Lugli si salva, visto che anche il papa, a questo punto, è eretico quanto me. E con Cristiano Lugli tutto l’arcipelago tradizionalista che si ostina a ritenere eretico von Balthasar, quando invece egli è stato il più strenuo difensore della fede cattolica nel postconcilio, coraggio pagato con la manovra rahneriana di farlo passare come eretico, appunto. Lo slogan che circola stupidamente dappertutto è che von Balthasar ha negato l’esistenza dell’inferno. La mia tesi ha dimostrato con ogni evidenza, nel frattempo, che si è trattato soltanto di un tentativo ignobile di vendicarsi della granitica e solitaria decisione di von Balthasar di non piegarsi all’impero relativista del postconcilio.
Grazie alla frequentazione con von Balthasar, Joseph Ratzinger ha aperto gli occhi sulla situazione della Chiesa nel postconcilio e soprattutto sui danni prodotti dal pensiero dominante, neoariano e antidogmatico, ma anche mondialista e neomodernista, di Karl Rahner.
Per invito di Giovanni Paolo II, alla fine del giugno 1988, Ratzinger ha presieduto i funerali di von Balthasar, morto due giorni prima di ricevere la berretta cardinalizia.
In seguito, durante gli anni di pontificato, Benedetto XVI non ha smesso di manifestare apertamente la propria stima e, forse, anche la propria dipendenza da molte delle intuizioni dell’antico amico elvetico.
Non è un caso che il papa abbia voluto rendere noto che, dimettendosi, portava con sé a Castelgandolfo, i testi di von Balthasar.
Ora, un ennesimo riconoscimento. Negli Appunti, il papa lo definisce appunto “il grande teologo”.
Non presumo, ovviamente, che il papa sappia di questo povero prete che va contro la falsa chiesa bergogliana, nutrito di teologia balthasariana. Non aspiro a tanto. Anche se non voglio perdermi il merito di aver fatto conoscere, in questi due anni, al grande pubblico, alla gente e ai circoli della resistenza cattolica che visito in tutta Italia, il pensiero e la vita di von Balthasar. Non presumo, dunque.
Ma è comunque una bella vittoria sui miei nemici. Perché a tutti è ormai nota la mia “dipendenza” di pensiero e di visione da von Balthasar.
E quando parlo di nemici, intendo non semplicemente quelli banali, che su Facebook sembrano talora assillati dal bisogno di canzonarmi. Di loro non mi curo, anzi mi stanno persino simpatici, perché l’ironia, quando non è mossa da odio del cuore, aiuta a ridimensionarsi.
Mi riferisco, invece, al benemerito professore e teologo domenicano Cavalcoli che, in una ripetuta querelle con il sottoscritto, pur di venirmi addosso, ha ritenuto eretico il pensiero di von Balthasar, cui mi richiamo di continuo.
Come la mettiamo, mio gentile professor Cavalcoli, ora che il papa ha detto quel che ha detto? Sarà anche Benedetto XVI eretico?
Sovente rifletto sulla possibilità di tirarmi definitivamente fuori. Vedo che c’è un’alleanza trasversale di odio che mi viene addosso, semplicemente perché dico la verità. Proprio von Balthasar diceva che la missione profetica trionfa quando fallisce umanamente, perché la profezia è scomoda, e il profeta denuncia non per avere consenso, piuttosto per perderlo.
Mi ha colpito che non pochi detrattori, alcuni dei quali sacerdoti che si dicono esperti di teologia e che si affacciano sui network, ma poi fanno scarsi numeri, perché sono più noiosi del canto notturno di un gufo, mi ha colpito – dicevo – che tali detrattori abbiano persino messo in discussione la mia competenza su von Balthasar.
Bene, oggi, per rendere omaggio alla lode che il papa fa, definendo von Balthasar “il grande teologo”, e volendolo così, secondo me, proporlo come metodo antirahneriano, in faccia ai miei detrattori (perché ogni tanto fa bene zittirli), riporto le conquiste personali a riguardo di von Balthasar.
Presso la Pontificia Facoltà Teologica di Sicilia, nel giugno 2000 ho conseguito la Licenza in Teologia Dogmatica, con una tesi dal titolo “Il principio mariano della Communio negli scritti di Hans Urs von Balthasar”, col massimo dei voti, summa cum laude, avendo come Relatore il professore Rino La Delfa.
In data 7 giugno 2007, presso la Pontificia Università Gregoriana, ho conseguito il Dottorato in Teologia, con una tesi dal titolo “L’escatologia cristologico-trinitaria di Hans Urs von Balthasar”, con il massimo dei voti, summa cum laude e menzione. La Commissione ha stabilito la pubblicazione integrale della tesi. Relatori il gesuita americano John O’Donnell e il gesuita austriaco Anton Witwer.
In data 9 marzo 2014 ho pubblicato la tesi con la casa editrice Marcianum, presentando lo studio presso Casa Balthasar, a Roma.
Successivamente, a Palermo ho tenuto un sit in sul pensiero di von Balthasar, con l’intervento del professore Jacques Servais, autore della prefazione al mio libro su von Balthasar.
Nel febbraio 2010 presso l’Università statale di Budapest, ho tenuto una Lectio magistralis sul pensiero di von Balthasar.
Nello stesso anno 2010 una sintesi della Lectio è stata pubblicata presso la prestigiosa rivista Communio, in lingua ungherese, rivista nata dalla collaborazione tra Ratzinger e von Balthasar.
Ebbene, “il grande teologo von Balthasar”, scrive ora Benedetto XVI.
Scusatemi, miei stimati detrattori, ma oggi francamente brindo…perché, forse, di teologia, magari, anch’io un po’ me ne intendo!

 

Don Minutella