Alla fine sembra solo che tutto si riduca a una questione di abbigliamento. Volete vedere voi che lo scisma verrà risolto dalle sartorie di Roma? Quelle ecclesiastiche e prestigiose che si trovano nel centro storico? Dove i canoni del Codice o i dogmi di fede o, ancora, i pronunciamenti ufficiali non sono in grado di cancellare il sospetto di un clamoroso golpe vaticano, la querelle potrà finalmente risolversi in mano ai sarti…
Sì, è una battuta, ma nasconde il senso di ciò che la Chiesa cattolica, a partire dal 13 marzo 2013, sta vivendo.
Benedetto XVI non ha tolto la talare bianca perché, come ha detto ai giornalisti, non ha trovato nell’armadio personale una talare nera o rossa! Evidentemente si riduce tutto a una questione, appunto, di arredamento o di sartoria ecclesiastica. Ed è ciò che merita l’ampio e trasversale partito di cattolici che fingono di non capire la gravità della insolita compresenza di due Pietro. Una risposta, quella data sei anni fa da Benedetto XVI che, con il senno del poi suona come conclamata presa in giro del potente club massonico che lo ha costretto alle dimissioni.
La veste bianca del Romano Pontefice risale, almeno nelle fonti sicure, al 1566 quando divenne papa il domenicano Michele Ghislieri, che prese il nome di Pio V, ma che non volle rinunciare al saio, che era appunto bianco. In realtà altre fonti dicono che il primo pontefice a indossare la veste bianca fu Vittore III nel 1086.
Nel 1286 troviamo la prima ragione simbolica del bianco della veste papale; Guglielmo Durando, nel Trattato di Liturgia, rimanda alla purezza e alla santità di vita che deve distinguere su tutti il Romano Pontefice. È molto probabile che lo stesso apostolo Pietro indossasse l’abito bianco romano, cioè la dalmatica bianca.
Quando Benedetto XVI ha annunciato le dimissioni, impreviste e inaspettate, era ovvio che l’attenzione degli esperti si concentrasse ora, tra le altre cose singolari che l’annuncio portava con sé, sulla talare bianca. Avrebbe cioè Benedetto XVI – come era prevedibile – dismesso il bianco papale per indossare il rosso cardinalizio, se non addirittura il nero dei chierici?
La domanda poteva sembrare piuttosto marginale, lì per lì, rispetto alle questioni di carattere pastorale, giuridico e teologico che le dimissioni comportavano.
Sembrava una domanda da rotocalco, una questione propria dei magazines che ficcano il naso curioso sulle vanità dei grandi personaggi della politica, del cinema e dello sport.
Che cosa poteva interessare alla stragrande maggioranza dei cattolici, ora tutti col naso puntato in su verso il comignolo della Sistina per attendere la fumata bianca, che cosa, dunque, poteva interessare ai più come avesse deciso di vestirsi il papa dimissionario?
In realtà, la legittimazione circa la leggerezza della domanda sulla talare era data dall’unanime pensiero, confermato dallo stesso Benedetto XVI, che egli in fondo sarebbe uscito definitivamente di scena. Aspettativa ingenua, ma in ogni caso a chi sarebbe importato come dovesse ora vestirsi il papa che andava via?
La domanda era pertanto più che motivata. Il giornalista aveva visto bene, da subito, rispetto ai troppi miopi interni.
Benedetto XVI non avrebbe perduto d’interesse presso la collettività. Anzi, l’uscita di scena diventava come l’ouverture del drammatico scisma interno alla Chiesa, predetto molto tempo prima a Fatima.
Ma è la risposta di Benedetto XVI stesso che, mutatis mutandis, doveva essere destinata a entrare nella storia. Si trattava o della più ridicola leggerezza di un anziano papa smarrito, o della più sconvolgente quanto sottile e delicata dichiarazione di sovranità affatto perduta. Egli poteva rispondere di non aver trovato nell’armadio personale alcuna talare nera o rossa. Ergo: mi tengo quella bianca.
Senonché vogliamo sperare che, nel frattempo, in questi sei anni egli abbia potuto almeno cambiarsela. E qui si aprono due scenari inquietanti. Il primo: no, la talare è sempre quella dal marzo 2013, e non è stata mai cambiata! Il secondo, più reale ma anche più inquietante: se aveva detto di non possederne una nera, come mai si è fatto cucire talari ancora bianche?
La storia insegna che taluni passaggi epocali sono accompagnati da bizzarri aneddoti. Come quando Maria Antonietta, interrogata dai rivoluzionari con quale pane sfamare i francesi, rispose di procurare loro delle gustose brioches.
La folgorante e ironica risposta di Benedetto XVI al giornalista circa il vestiario del proprio armadio è destinata a essere uno tra i più singolari aneddoti della storia della Chiesa.

Don Minutella