A fine mese, la Diocesi di Palermo restituirà la visita a Bergoglio. Ci sarà un viaggio diocesano e la partecipazione a piazza san Pietro dell’udienza generale. Il giorno prima è stata organizzata a Roma una messa celebrata dal cardinale Kasper! Come si può vedere, il vescovo Lorefice ha tutto l’interesse pastorale di condurre la povera chiesa palermitana ad attingere alle sorgenti stesse dell’eresia.
La situazione di Palermo, con Lorefice, è ormai quella della Chiesa intera. Il silenzio dei pastori ha contribuito alla diffusione dell’apostasia. Come aveva detto la Santa Vergine a Fatima e come aveva visto papa Leone XIII, il diavolo, mediante l’eresia, avrebbe sferrato un attacco senza precedenti alla Chiesa, soprattutto cercando di conquistare la sede petrina.
Questa ormai non è più la Chiesa cattolica, questa è una caricatura massonica, un sinedrio eretico, in definitiva, il corpo mistico dell’anticristo. Lorefice fa sapere che la restituzione della visita è motivata dal fatto che Bergoglio è venuto a Palermo per confermare i palermitani nella fede! Realmente, agli occhi dei pochi rimasti tenacemente e soffertamente cattolici, la situazione della Chiesa attuale appare come una commedia!
Proprio i maestri dell’errore, i guru dell’eresia diffusa, vengono raggiunti come fossero titani della fede! Li si ringrazia persino… Che dolorosa situazione!
I cardinali che avevano presentato i Dubia a Bergoglio, non hanno ricevuto risposta alcuna. Nel frattempo due sono morti (Caffarra e Meisner), mentre gli altri due, incredibilmente, l’anno scorso, il 7 aprile a Roma, si sono tirati indietro, gettando sui laici la responsabilità. Il rigore logico e morale, oltreché prevalentemente pastorale, avrebbe dovuto costringere i cardinali Burke e Brandmuller a tirare le conseguenze del silenzio di Bergoglio, come insegna san Tommaso d’Aquino, e cioè che se un Superiore, fosse anche il Romano Pontefice, non risponde a dubbi circa la fede e la dottrina, allora egli pecca di pertinacia, e i sudditi non sono più tenuti ad obbedirgli, perché viene meno la potestà di giurisdizione. Io credo di sapere che cosa è accaduto ai due cardinali in causa. Hanno temuto uno scisma, hanno pensato: e chi sarà ora il papa? Hanno agito con calcoli umani, non di fede, e si sono praticamente – e mi permetto di dirlo – inqualificabilmente tirati fuori, lasciando i laici in balia di sé stessi, con l’appello alla loro responsabilità, in un non ben definito testo del cardinale Newman, commentato da Brandmuller, dove però ci si dimentica che il pastore vero dà la vita per il gregge, e non fugge davanti al lupo.
Al Concilio Vaticano I, nella Costituzione dogmatica Dei Filius, è stata riportata dai padri conciliari questa affermazione importante di san Vincenzo di Lérins, a riguardo della dottrina cattolica: “nos credimus solum quod semper, quod ubique, quod ab omnibus creditum est”, e cioè “noi crediamo solo a ciò che sempre, in ogni luogo e da tutti è stato creduto”.
E’ una dichiarazione che mette da subito in guardia di fronte alla clamorosa rottura con la Tradizione dell’Esortazione apostolica Amoris Laetitia, pubblicata a seguito del Sinodo sulla famiglia. In più occasioni ho sostenuto che tale documento costituisce la carta magna dell’impostura odierna. In una parola, quel processo di erosione dell’identità cattolica, avviato nella stagione postconciliare, è pervenuto ad una canonizzazione ufficiale.
In questo clamoroso documento, per la prima volta – e, ribadisco, per la prima volta nella bimillenaria storia della Chiesa – viene rotto il legame con la dottrina immutabile a riguardo del Matrimonio, sacramento istituito da Gesù Cristo, e sempre custodito dalla Chiesa a riguardo dell’indissolubilità. Per la prima volta, in aperta opposizione all’Esortazione apostolica Familiaris Consortio di Giovanni Paolo II (1981), si apre alla comunione ai divorziati risposati, con il falso pretesto della misericordia e del discernimento.
La direzione di Amoris Laetitia si è rivelata da subito malevolmente ambigua. Mai, dico mai, un documento papale era stato così confuso e sottilmente abile nell’eludere la questione decisiva. Su più di 400 pagine, soltanto in una nota a piè di pagina, si affronta la questione centrale. Solo che Bergoglio, in quella nota, non scrive apertamente di sì alla comunione ai divorziati risposati, semplicemente perché non può farlo, e non può farlo perché il Magistero di sempre lo vieta, ma anche non scrive apertamente di no, perché gli interessa aprire a processi di cambiamento, avviati in modo elusivo. Lascia volutamente aperta la questione, introducendo, per la prima volta, il caos dottrinale intestino. In un volo aereo, durante l’intervista consueta, a un giornalista che gli domanda perché la questione così decisiva sia stata trattata inspiegabilmente in nota, Bergoglio risponde con il rinvio al cardinale Schonborn di Vienna, uno dei redattori del documento! In pratica, non risponde. Salvo poi, successivamente, confermare la dichiarazione dei vescovi argentini che optano per il sì alla comunione ai divorziati risposati, imponendo addirittura che venisse inserito come testo ufficiale negli Acta Apostolicae Sedis. Silenzio invece totale e scandaloso ai quattro Cardinali che gli chiedono spiegazioni sul testo, mentre le Conferenze nazionali e regionali si dividono. Quella tedesca e quella maltese optano per il sì, quella polacca per il no, sebbene pressioni incalcolabili da parte del partito bergogliano hanno convinto i presuli polacchi a toni più morbidi. Insomma, la liquefazione totale della Chiesa, come se la cupola di san Pietro fosse una brioche di gelato, sotto un sole cocente! Una situazione chiaramente confusa, che rende ragione della visione di Leone XIII che scorgeva la cupola di san Pietro invasa dai demoni.
Qui non entriamo nel merito specifico che accompagna la nostra sofferta e solitaria affermazione, secondo cui il cardinale Bergoglio, con dati inconfutabili, non è il papa. Su tutto dovrebbe bastare quanto ha confessato il cardinale belga Danneels. Ciò che invece stupisce è la supina obbedienza, che in realtà si trasforma in sudditanza (e, dunque, da virtù a vizio), da parte dei pastori della Chiesa e di tutti quelli dell’UNA CUM. Essi temono uno scisma e continuano a dichiarare che la Chiesa va aiutata da dentro, non uscendo fuori. Ma così dicendo sfuggono due cose assolutamente chiare: la prima, che se il cardinale Bergoglio non è il papa, lo scisma esiste già da sei anni! La seconda, che, in ogni caso, quand’anche fosse il papa, è però eretico, e la Chiesa insegna che con gli eretici non si possono condividere i sacramenti. Alcuni dicono: ma ci vuole che qualcuno li dichiari eretici! Bene, allora potremo attendere che sia lo stesso Bergoglio ad affacciarsi domenica prossima per dire: attenzione, don Minutella dice il vero, io non sono il papa e per giunta sono pure eretico!
Io comprendo che Burke possa dire: sono solo. Ma santa Caterina da Siena, sola e da donna, ha salvato la Chiesa nel XIV secolo, e così il granitico sant’Atanasio di Alessandria nel IV secolo, e san Pio V nel XVI secolo. Sovente un uomo solo, pieno di fede e di Spirito Santo, può salvare la Chiesa. La Santa Vergine, da sola, ci ha dato il Redentore, no?
Quali altri segni avrebbe dovuto offrire il buon Dio per comprendere la situazione odierna? Quanti segni ci ha mandato? Quante profezie? Quanti segnali? Eppure ci sono ancora circoli che attendono ulteriori segni, proprio come i farisei del tempo di Gesù!
Perché i Cardinali hanno voltato le spalle? Il popolo di Dio non è in grado di comprendere come mai il Cardinale Muller prima scrive un Manifesto della fede (dove, se si presta attenzione, mette in guardia da tutte le eresie di Bergoglio), e poi, interrogato, sostiene di non riferirsi a papa Francesco, che non è eretico, perché sono i suoi collaboratori ad esserlo. Questi giochi di prestigio, questi ammiccamenti diplomatici disonorano il vangelo: “sia il vostro parlare sì, sì; no, no; il di più viene dal maligno” (Mt 5,37). Grandi voci finora cattoliche, fingono di ignorare la crisi, e così facendo, di fatto, collidono con l’eresia bergogliana. L’esempio più emblematico è Radio Maria, con il suo direttore padre Livio. Io non sono disposto a credere che questo brillante e arguto confratello non si accorga di quanto accade. Provo solo grande rammarico. Davvero l’accecamento procede per vari gradi. C’è chi è del tutto cieco, ma anche chi è miope, o non vuol vedere! Immaginate voi quale bene soprannaturale farebbe padre Livio, pur perdendo la poltrona e il network, se domattina ai microfoni, con coraggio, dicesse: figlioli cari, non posso più tacere. La mia coscienza mi impone di dirvi che, sulla base di dati incontestabili, Bergoglio è eretico e come tale non possiamo più seguirlo! Sarebbe un effetto domino. Straordinario! Forse la Santa Vergine se lo aspettava!
C’è persino chi, come voce laica, intervien sui social per raccontare della sofferenza dei preti che vedono come va la Chiesa. Ma questa è un’ipocrisia imperdonabile. Questa sofferenza, infatti, è quella improduttiva dei sudditi di un regime. Le anime vengono prima di ogni personale paura!
Per questo, per il fatto che sono solo a denunciare apertamente, non sono pochi, tra gli amici della prima ora, quelli che mi pregano di non parlare più di queste cose e di fare solo catechesi. No! Questo non sarà mai. Forse se la nave affonda, anziché impiegare le energie per approntare le scialuppe di salvataggio, mi metto a raccontare cosa avrebbe offerto il menù del ristorante? Che diamine! C’è una Chiesa che si liquefa, anche perché ci sono coscienze che somigliano ai budini, di qua e di là, dove tira il vento…
Lo scisma è già in atto, da parte della falsa chiesa bergogliana, apostata ed eretica, che rompe, tra il silenzio complice dei pastori, palesemente con la Tradizione. Gesù nel vangelo ha parlato con chiarezza circa il carattere indissolubile del matrimonio. Il Concilio Vaticano II ha ribadito la visione cristiana del matrimonio e il Catechismo della Chiesa Cattolica ne ha confermato le ragioni. Giovanni Paolo II nella Familiaris Consortio al numero 84 ha precisato che “la Chiesa ribadisce la sua prassi, fondata sulla Sacra Scrittura, di non ammettere alla comunione eucaristica i divorziati risposati”. Amoris Laetitia ha avuto il coraggio di affrontare apertamente la Tradizione, per smentirla, ma così facendo è divenuto il documento inoppugnabile per quanti sostengono che c’è una Chiesa, capeggiata da Bergoglio, che non è più chiaramente la Chiesa Cattolica.
Noi non procediamo con odio o con intento diffamatorio. La Quaresima, appena iniziata, con le ceneri sul capo, ci ricorda che siamo mortali e che dovremo comparire dinanzi al tribunale di Dio. Io ho pregato il Signore, perché se dovessi essere io a sbagliare, come trasversalmente viene sostenuto da tutte le parti (fino a darmi dell’indemoniato), allora Egli provveda a tirarmi fuori, perché non voglio condurre alcuna anima in errore, ma anche l’ho pregato il buon Dio perché, se invece dico la verità, possa esserci un accreditamento per il largo partito dei brontoloni. Io sarei disposto a presenziare a un esorcismo, dove si chieda al diavolo se io sono un imbroglione, superbo, arrogante, scomunicato, esaltato, folle, impazzito, indemoniato, o se, per caso, non vengo dalla parti di Dio…
Dimostriamo di continuo la legittimità delle nostre affermazioni. Attendendo un confronto, un dialogo. E invece fioccano condanne e minacce, oltreché la persecuzione morale dei bergogliani.
La Chiesa è liquefatta, ma ci sono troppe coscienze che sembrano come i budini. Tergiversano, ammollite, di qua e di là… “come fanciulli sballottati dalle onde e portati qua e là da qualsiasi vento di dottrina, secondo l’inganno degli uomini, con quella loro astuzia che tende a trarre nell’errore” (Ef 4,14).
La Chiesa vive la propria passione!

Don Minutella